Innamorarsi, un giorno

di Calexandrìs

Per il mio quarantaduesimo compleanno, chi mi legge lo sa, mi sono regalata una dieta.

È un regalo un po’ strano, perché regalarsi un sacrificio è buffo, mi rendo conto. È che volevo regalarmi la possibilità, in prospettiva, di guardarmi allo specchio e riconoscermi. Non intendevo piacermi, sia chiaro. Ma almeno riconoscermi, ecco, quello sì.

Ora, cinque mesi dopo, voglio dire che non è stato facile. Intanto perché, per esempio, non sono ancora arrivata al mio obiettivo, e ho cominciato a pensare che non ci arriverò più. E poi ho dovuto fare pace con il fatto che non solo non ho più vent’anni. Ma nemmeno trenta. E insomma, alla fine dimagrire a quarant’anni non è facile.

La cosa che non potevo immaginare era che una cosa così semplice come assumersi la responsabilità di cosa si mangia avrebbe cambiato tutto, nella mia vita.

Settimana dopo settimana ho cominciato a sentirmi meglio; ho cominciato a provare piacere fisico nello stare sveglia, nel camminare, nel muovermi. Piacere nel sentire l’energia che scorre.

E a ogni etto che perdevo guardando lo specchio scoprivo una donna che non avevo mai conosciuto. Intanto una donna che ha cominciato a sentirsi, se non bella, almeno piacevole. Ma soprattutto una donna che ha coraggio si vestirsi e pettinarsi e truccarsi come le pare e che guarda il mondo con gli occhi di qualcuno che si piace.

E ho scoperto, così, che amo la mia vita. Una vita faticosa, poco lineare, completamente vuota delle cose che anche solo un anno fa mettevo tra quelle necessarie a sentirmi felice; ma una vita divertente, piena, a tratti anche troppo piena, a voler essere sinceri, ma una vita che mi piace.

E, per la prima volta in 42 interi anni, io mi sono innamorata. Di me.

E si sa: essere innamorati è bellissimo.