Conversazioni in Albania

di Calexandrìs

Non so perché, ma sono convinta che fosse un sabato, e magari invece era domenica, ma insomma era un giorno della metà di agosto del 2013.

A Tirana c’era un caldo che non ci si stava, e noi eravamo in cerca del famoso fiume di Tirana che divide la città in due (davanti al fiume, vabbè, credo di averlo scritto all’epoca, ci fermammo senza parole, dato che era grande quanto un canale d’irrigazione di un piccolo campo, a voler essere generosi) e di una tazza per la mia collezione, e di una coca cola fredda, che si sa che niente come una coca cola fredda ti dà l’idea di dissetarti quando hai caldo, anche se razionalmente sai che è una cazzata.

E insomma eravamo lì anche piuttosto stupiti dal fatto che il palazzo del dittatore albanese fosse una specie di palazzina di periferia in puro stile anni Settanta, e a un certo punto io mi lanciai in una di quelle dichiarazioni assolute che spesso mi contraddistinguono, che dico una cosa come se fosse la verità assoluta della vita, e invece dopo un paio di giorni sarei pronta a giurare il contrario perché le mie verità assolute dipendono soprattutto dal mio livello di energia; ma vabbè è tutta un’altra faccenda rispetto a quello che volevo dire nel post.

Comunque insomma io sono lì che metto dei paletti grossi nel mio futuro, e dico che ci sono degli errori che non farò mai più, tipo sradicarmi da una città per amore senza avere la garanzia di una cosa più concreta di una promessa vaga che si starà insieme, e che mai più accetterò un patto con una persona se io sarò l’unica a giocarmi il culo in quel patto.

E poi niente, sarà che era il 2013 ed era agosto e faceva caldissimo e si pensava che il 2015 fosse lontano e fosse un tempo in cui era ancora tutto possibile e a un certo punto ebbi addirittura la sensazione che ci fosse un progetto dietro a una frase che accennava a venire a Firenze in ginocchio.

Ma era il 2013, era agosto, faceva caldo, eravamo a Tirana che è una città che chiama fiume un rigagnolo, e secondo me una città che chiama fiume un rigagnolo ti fa dire cose più grosse di quelle che pensi, e non potevamo immaginare che il 2015 fosse così dietro l’angolo e che sarebbero cambiate tantissime cose.

E nemmeno potevamo immaginare che saremmo cambiati soprattutto noi.

Ma questo novembre è caldo e colorato, e se guardo i giorni passati da quell’agosto non posso che dire che sono stati tutti giorni perfetti; perfetti e completamente diversi da quelli che desideravo allora.

Il tempo cambia le cose, e spesso, se lo lasci fare, in meglio.