Dicembre, a sort of stream of consciousness

di Calexandrìs

Così a tradimento è arrivato dicembre che alla fine negli ultimi anni è sempre stato peggio di novembe, che, insomma, ce ne vuole.

Mi sono trovata il primo dicembre che ho molte meno cose di quelle pensavo di avere, e amo molte meno cose di quelle che pensavo di amare. Sono amarezze, ma fanno bene.

Ho passato le ultime settimane pattinando sul filo del rasoio della “povera me” senza mai scivolare di sotto perché ho questo meccanismo che appena mi sento dire “povera me” comincio a fare l’elenco delle cose bellissime per cui ringraziare lo Spirito la Vita e me stessa e sono parecchie, soprattutto da quando ho trovato un rossetto rosso che mi piace da morire, e se pensate che sia facile siete superficiali, sappiatelo.

Ho scoperto che sono ancora quella di un tempo, che non ha un posto suo quando incontra le persone; quella che predilige i rapporti singoli rispetto ai gruppi di amici che mi mettono sempre da parte perché a me stanno sul cazzo gli stupidì, e, drammaticamente, gli stupidi sono più dei non stupidi. E i gruppi sono fatti prevalentemente da stupidi.

Poi stanotte, che non riuscivo a dormire, pensavo che c’è stato un momento magico, alla fine di settembre, in cui invece avevo un posto mio e lo occupavo come fossi una regina, e stanotte, che non riuscivo a dormire, mi sono ricordata che quel posto lì è nella mia pancia, quattro dita sotto l’ombelico.

Solo che non sono riuscita a tornarci, stanotte, che non riuscivo a dormire.

Perché avevo un attacco di invidia livorosa per tutti quelli che hanno una vita stabile e felice, e leggera e senza patemi e senza cambiamenti e che si accontentano e forse non si accontentano, forse sono felici davvero, maledetti loro che sanno essere felici davvero mentre io per essere felice devo sempre fare i salti mortali, e non appena mi distraggo un attimo inciampo ed è un pasticcio.

Perché la mia felicità si fonda sulla tigna di voler vedere solo quello che piace a me e non quello che c’è davvero, che è un esercizio bellissimo, ma quando c’è la bassa marea non avete idea dei mostri che vengono fuori ad azzannarti alla caviglia di notte, non avete idea.

E alla fine pensavo che non ho comunque bisogno di niente e non c’è niente di meglio che io possa avere in questo momento di quello che ho, e forse è questa porta chiusa in fondo al corridoio che mi mette l’ansia addosso che stanotte non mi faceva dormire. 

Perché so che arriverò alla porta e sono piuttosto sicura di non avere le chiavi per aprirla.