Per-dono

di Calexandrìs

Stanotte ho fatto un sogno.

Era un sogno strano e articolato e conteneva un sacco di cose. Era anche un sogno angoscioso, a dir la verità.

Era un sogno angoscioso perché mi trovavo nella situazione di un altro, e non un altro a caso, e sentivo tutta la sua angoscia e il suo disgusto per un certo tipo di cose, come un posto di lavoro di un certo tipo, con colleghi di un certo tipo, rituali di un certo tipo, così poco adatti a chi non è un certo tipo di persona (ok, non si capisce. Ma pazienza).

La cosa che importa è che in quel sogno io conoscevo una persona. Una persona che ho immaginato molto (talvolta sperando che scomparisse, e invece le persone non scompaiono mai, quando vuoi che scompaiano) su cui ho almanaccato moltissimo, su cui ho fatto molti pensieri, e nessuno bello. Per me.

Era, naturalmente, una donna.

Nel sogno era una donna più giovane di me, più bella di me, più magra di me (ehi benvenuto nel 2016 mio personale senso di inadeguatezza!) e io parlavo con lei, e a un certo punto capivo. No, di più. 

Capivo.

Così mi affrettavo a scrivere un messaggio sul mio cellulare, che però era un vecchissimo cellulare e sbagliavo a pigiare le lettere, e non volevo farmi vedere dal presidente così scrivevo questo messaggio mezzo sul cellulare e mezzo sul retro di un’agenda.

Ed era un messaggio che diceva “adesso ho capito, e non ti rimprovero più, anzi, ti perdono” o insomma, più o meno diceva questo.

Però questo messaggio non riuscivo a spedirlo perché appunto c’era il problema del telefono, allora rincorrevo la persona a cui volevo spedirlo per dirgliela a voce, questa cosa qui, ma lui aveva fretta e se ne andava prima che potessi dirglielo, che ho capito.

Mi sono svegliata con la sensazione del bene che fa perdonare qualcuno, ma con l’amarezza di non averlo potuto dire, a quel qualcuno, perché quel qualcuno non mi ha né aspettato né mai chiesto scusa, e insomma chiedere scusa è fondamentale, signori miei, e chi dice il contrario è uno stronzo.

Poi, però, mi sono ricordata che si perdona per-donare qualcosa qualcuno, senza che quello se lo meriti, e insomma, credo di essere a buon punto, e non mi dispiace, perché l’astio e il rancore fanno venire la pelle bruttissima.

Quindi nulla, io il mio l’ho fatto. (Poi se arrivano le scuse, ecco, non sarebbe male, ma non le aspetto più)

So proud.