Frammenti

di Calexandrìs

Ieri sera, prima di dormire, mi sono chiesta se avevo messo lo scaldabagno in modalità automatica, mi sono alzata, ho controllato che fosse in modalità automatica (lo era) e sono tornata a letto. E, a letto, ho pensato che è questo essere diventata adulta, che penso allo scaldabagno, alle spese di gennaio, alla burocrazia di casa, alle cose “da grandi”.

Così ho pensato che senza essermene accorta sono diventata adulta, senza avere fatto nessuna delle cose che avrei voluto fare prima di diventare adulta, e che la vita automatica, o la vita, forse, vince sempre, anche contro quelli con il senso pratico dell’esistenza ridotto a zero.
Poi stamattina leggo che è morto David Bowie, che non è che io sia fan, anzi, dovessi dire che conosco le sue canzoni mentirei. Anzi, a essere precisa, le conosco tutte tutte, solo che non ho mai saputo che erano sue, quelle canzoni lì, quindi credo che quando le persone fanno arte davvero succedano cose così, che anche una donna che ha avuto il primo stereo a 16 anni conosce le tue canzoni senza sapere che fossero tue. Vuole dire che non era bravo; di più.

E poi il fatto che io sia una che ha avuto uno stereo in casa per la prima volta a 16 anni dice un sacco di roba della mia adolescenza, dai. No? Dovessi dire perché, oggi, freddamente, direi che è perché vivere in due camere e tinello in 3 o 4 a seconda della salute della nonna anziana, toglie un luogo in cui mettersi ad ascoltare musica. E questa cosa delle due camere e tinello secondo me dice un sacco di roba di me, più della Critica della ragion pura, che a essere sincera forse non l’ho capita mai.

Poi, dormire.

Dormire in queste notti è difficile perché sono a casa chiusa qui a fare letto/divano, divano/letto ormai da dieci giorni, e non sono stanca mai, e poi appena mi sdraio mi vengono in mente altre cose da adulta, nessuna facile, ma tutte angoscianti: veterinario amministratore scuola lavoro medici padre soldi, e non so dove scappare, perché se mi addormento con queste immagini qui, voi capite, vado poco lontano.

E mi sono resa conto, ieri sera, che non ho una fantasia forte in cui immergermi per addormentarmi felice, e mi scopro a fare gli elenchi delle cose che mi hanno portato a essere come sono oggi, con queste cicatrici spesse come pelle di rinoceronte, che ho cominciato ad accumulare nuovamente, sopra altre, profondissime, il 29 dicembre 2013, maledizione a quel giorno, e non ho smesso mai.

Poi i rinoceronti hanno la pelle spessa e vivono solitari. 

Ma se li ammazzi, muoiono lo stesso. Come gli elfi, insomma.*

*che è una citazione, per chi non lo sapesse.