Lisbona in breve

di Calexandrìs

I portoghesi parlano ligure; fanno finta di parlare una lingua, ovviamente, ma è chiaro che parlano ligure. Non appena mi metto a pensare in dialetto li capisco. 

Il casino è che il dialetto non lo parlo. 
Lisbona è come una donna di una certa età, molto ben tenuta. Da lontano tutto ti sembra bello; poi quando ti avvicini capisci che ci sono crepe ovunque. Così finiscono i grandi imperi. 
Mi chiedo come siano i polpacci delle donne di qui, con tutte quelle salite. E mi chiedo se portino i tacchi. 
I portoghesi mangiano e bevono bene. Benedetti loro. 

Maledetti i chili che mi riporto a casa. 
La visita all’Oceanario mi ha ricordato che ho una forte empatia per gli squali. Stare seduta a guardarli per due ore mi fa mettere quelle due ore tra le meglio spese della mia vita. 
Salire al Cristo Re, in una giornata di vento assurdo che buttava in terra mi ha fatto sentire come se avessi quattro anni. Solo che io a quattro anni ne avevo 40, quindi è come se fosse la prima volta che ho giocato così. 

Sempre al Cristo Re ho fatto una piccola magia; o forse era un miracolo. Comunque sia, qualcosa che stava andando male è andato bene. 
La biblioteca di Coimbra ti fa sentire una formica; il castello di Sintra una principessa della Disney; Cabo de Roca un minuscolo pulviscolo di stella. Avere la metà del coraggio dei navigatori del 1400 renderebbe ogni giornata una giornata semplice. 
I portoghesi hanno una chiara idea di come si costruiscono torri, castelli, chiese, monasteri. 

Poi ci mettono sopra le piastrelline che a volte sono una meraviglia e a volte invece ti sembra di essere al bagno.

Ma oh; non si può essere perfetti. 
Accompagnare venti ventenni che non hanno mai viaggiato in giro è interessante perché è come accompagnare venti bambini: devi fare attenzione che non si perdano, che non stiano male, che non si annoino. 

I miei venti ventenni sono ventenni speciali e hanno trasformato il 90% di questa gita scolastica in un viaggio vero; quel 10% spero possano recuperarlo quando viaggeranno da soli.

E spero lo facciano.

Perché cosa c’è di più bello al mondo?