Roma, già

di Calexandrìs

Quando arrivi a Roma e devi prendere un taxi, dopo averne letto per anni, ti aspetti che il tassista ti tratti male, cerchi di fregarti con le ricevute e ascolti una radio a tema calcio. L’ultima cosa è vera, e il tassista tifava Roma, per la cronaca; per le altre due, prima di parlare male dei taxi a Roma occorre prendere una taxi a Verona. Credetemi, che ci sono stata da poco.

I romani parlano davvero come nei film ambientati a Roma, che è una cosa che io sapevo perché ho una cara amica coltissima a Roma che quando parla sembra uscita da un film di Sordi, ma ogni volta che li sento dire “signorì” mi aspetto una candid camera.

Il Ministero dell’Istruzione è enorme.

Per far capire che è un ministero ci sono interi corridoi chiusi da porte a vetro enormi. Sulle porte c’è scritto IL MINISTRO o IL SOTTOSEGRETARIO DEL MINISTRO o IL GABINETTO DEL MINISTRO. E dietro le porte uffici e uffici e uffici, ognuno con la sua targhetta (ho contato otto “segreteria del ministro”) e tendenzialmente vuoti.

Quelli che sono al ministero e che sono visibili sono piuttosto giovani e carini. Quando ti incontrano nei corridoi ti salutano perché potresti essere qualcuno. Quelli che contano, ovviamente, sono dietro le porte degli uffici; e tu sai che ci sono perché la gente si affaccia e dice “buongiorno Eccellenza”.

Al ministero evidentemente ci sono tantissime eccellenze.

Le stanze sono enormi. Gli arredi sono storici. Le pareti sono tappezzate dei ritratti degli uomini potenti dal regno d’Italia in poi.

Per la cronaca, non ci sono donne.

È evidente, infine, che per lavorare al ministero devi essere capace di dire le cose che si possono dire con sette parole utilizzandone settantamila; non devi rispondere direttamente alle domande; non devi fare affermazioni negative, ma sempre parlare di svolte epocali.

Il posto per me, proprio.

Poi, vabbè, lì fuori c’è Roma. Che è un posto che ovunque ti siedi a mangiare mangi benissimo ed è un posto che mentre lo guardi ogni dieci metri ti senti morire da quanta bellezza c’è.

E mentre ero lì che camminavo di buon passo per il centro di Roma mi trovavo davanti a Trinità dei monti e restavo a bocca aperta; davanti all’Altare della patria e restavo a bocca aperta; davanti al Colosseo, e che te lo dico a fare; davanti alla colonna Traiana che sentivo il cuore in gola; e poi davanti ai Fori, e davanti ai Fori mi è toccato mettermi a piangere, perché io davanti alla bellezza piango.

E poi le chiese, Castel Sant’Angelo, i colli sullo sfondo, il cielo.

Che gli devi dire a Roma, insomma.