lacasadelsole

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Mese: aprile, 2016

È sabato, piove, e ho mal di testa.

Che abbia mal di testa di sabato non è esattamente una novità, è  una cosa che avevo risolto ed è tornata, e mi dice che c’è un problema. Potrei spingermi a fare ipotesi sul problema, ma non ne vale la pena, perché dei problemi vale la pena parlare quando sono possibili delle soluzioni, sennò tanto vale leggere dei libri.

Ne sto leggendo molti, di libri; ieri sera ho trovato una pagina di quelle che pensi “è scritto per me” e invece di pensare “è scritto per me” ho pensato “ma allora mi succedono cose banali e sono banale anche io” e non ho capito se mi è piaciuto o no, ma ho sentito che era un pensiero molto vero.

Che poi, ogni tanto guardo le persone mentre sono in tranvia o per strada e penso che tutti nascondono le stesse pene e le stesse battaglie, e mi prende lo sconforto del branco; penso che se dobbiamo essere tutti uguali come un branco di erbivori generici, allora la coscienza è una seccatura enorme. Ecco, a me la coscienza a volte sembra una seccatura enorme.

L’altro giorno perlando con un collega ci siamo raccontati un pezzo di vita, e nel racconto abbiamo scoperto che abbiamo avuto entrambi un padre bipolare. Per la prima volta parlavo con qualcuno che capiva quello che dicevo, ed è stata la scoperta che ho sempre avuto bisogno di parlare con qualcuno che sapeva cosa vuole dire avere vissuto tutta l’infanzia in punta di piedi per paura di quello che poteva succedere. 

Poi stanno succedendo delle piccole cose che turbano il disegno; non le guardo. So che ci sono.

Cose che mi porto a casa oggi:
1) il palco è un posto pericoloso (deve essere per quello che mi piace starci);

2) se stiamo in silenzio le parole e le azioni nascono da sole;

3) la verità in scena si vede, si sente, si annusa. E fa la differenza;

4) invece di forzare le persone a giocare con noi, possiamo invitarle a entrare nel nostro mondo. Spesso basta. Ed è bello.

Una cosa

Quando per me una cosa è importante ne parlo tantissimo.

Ma quando è veramente importantissima aspetto che le persone che mi vogliono bene mi chiedano della cosa importantissima per aspettare di parlarne.

Perché le cose importantissime sono preziose, e bisogna parlarne solo a quelli che sono veramente interessati a noi e al nostro mondo.

La teoria del tutto

Così vado a vedere un film che è la glorificazione dell’umanità.

Un uomo condannato a morire in due anni che non muore. Condannato a non riuscire a comunicare che comunica. Condannato a non avere uha vita normale che ama ed è riamato.

La lode più grande al cervello umano, alla forza di volontà, al desiderio di conoscere, alla determinazione a non arrendersi.

Tutto vanificato.

Nella penultima scena, lui, che non ha ceduto, che ha scritto, che è stato premiato, acclamato, amato, decide che la teoria dei buchi neri, l’essere sopravvissuto a una malattia devastante, l’aver mantenuto il senso dell’umorismo non è niente se paragonato all’aver avuto tre figli.

“Guarda che cosa abbiamo fatto”, dice.

(Guarda quella che piange di nascosto in sala)

Decisioni storiche

Sono uscite le domande di mobilità.

A parte che la tempistica, se possibile, è più assurda di tutti gli altri anni messi insieme, per cui chi venisse trasferito lo saprebbe alla fine di agosto per il primo settembre, e vabbè; a parte l’ultima occasione di trasferirsi su una scuola e non in un calderone assurdo, e vabbè; io non faccio domanda di mobilità.

Io, qui, oggi, ho un equilibrio.

Io qui, oggi, ho la possibilità di fare l’attrice.

Io qui, oggi, ci provo.

Perché se non si resta fino in fondo, se non si guardano mai i titoli di coda, non si saprà mai se il film può avere un lieto fine.

(Mi sposterò di nuovo, e lo farò, quando arriverà l’ora di un’altra vita. E arriverà)

Lunedì

Il lunedì nelle ultime settimane è sempre stato un giorno difficile; non per me, ma per chi amo, e quindi sostanzialmente sono stati giorni difficili anche per me, che soffro di una speciale e perniciosa forma di empatia.

Però oggi è un lunedì dopo un fine settimana che è stato brutto e inutile, e ho pensato che basta questa cosa di aspettare come un condannato a morte il colpo di mannaia sul collo.

Che questo lunedì, come gli altri, come quelli che verranno, è un lunedì che viene solo una volta nella vita, e quindi a passarlo rassegnati ad aspettare il peggio è un brutto passare.

Sarebbe bene, o meglio, o il massimo, invece, passarlo pensando che sono in giorni come questi che si costruiscono i giorni migliori di questi, e che ogni istante è un istante unico e irripetibile, e quindi col cazzo che sto qui a fare quella che assorbe i colpi nel modo migliore possibile.

Sto qui e combatto metro a metro per la felicità che ci è data in sorte.

E ci non è un errore del correttore.

Storie di chi va e di chi resta (la mia personale casa dei doganieri)

Stanotte ho sognato mia mamma.

Eravamo a Venezia, in un certo qual modo, e poi lei prendeva un battello per non so dove, io l’aspettavo, lei era in ritardo, c’era tempesta, ma poi arrivava, e tornavamo verso terra insieme. 

Ieri sera sono andata a dormire che avevo mal di testa, uno di quei mal di testa che ti fanno pensare che non è stanchezza ma che sarà sicuramente qualcosa di brutto, e poi ho sognato mia madre, che magari è un caso, ma secondo me non lo è.

A un certo punto, finito questo sogno qui, mi sono svegliata e ho pensato che me lo sarei ricordato nei dettagli, ma ovviamente i dettagli li ho scordati, come mi capita per quasi tutti i sogni.

Ma la cosa importante non l’ho dimenticata: se ne è andata, ma torna.

Ecco, così.

“Sono un po’ stanchina” (cit.)

È da settembre del 2005 che ho storie d’amore ad andamento quindicinale. 11 anni.

Undici. Anni.

Undici.

Sento le risate di Freud e della coazione a ripetere fino qui. (Mi dico anche tutte le cose che mi direbbe un bravo terapeuta, e faccio come farei se me lo dicesse un bravo terapeuta: non le ascolto). 

Come si cambia, Alleluja 

Ho questo ex amore che ogni tanto mi scrive. 

Stamattina mi ha scritto una mail allegandomi una lettera che non mi aveva mai spedito; una lettera d’addio, che se l’avessi ricevuta allora mi avrebbe fatto incredibilmente male, e che, invece, letta oggi, mi ha fatto incredibilmente schifo. 

Anche le persone meschine e cattive e malvagie hanno il loro ruolo positivo nelle nostre vite.