La teoria del tutto

di Calexandrìs

Così vado a vedere un film che è la glorificazione dell’umanità.

Un uomo condannato a morire in due anni che non muore. Condannato a non riuscire a comunicare che comunica. Condannato a non avere uha vita normale che ama ed è riamato.

La lode più grande al cervello umano, alla forza di volontà, al desiderio di conoscere, alla determinazione a non arrendersi.

Tutto vanificato.

Nella penultima scena, lui, che non ha ceduto, che ha scritto, che è stato premiato, acclamato, amato, decide che la teoria dei buchi neri, l’essere sopravvissuto a una malattia devastante, l’aver mantenuto il senso dell’umorismo non è niente se paragonato all’aver avuto tre figli.

“Guarda che cosa abbiamo fatto”, dice.

(Guarda quella che piange di nascosto in sala)