di Calexandrìs

È sabato, piove, e ho mal di testa.

Che abbia mal di testa di sabato non è esattamente una novità, è  una cosa che avevo risolto ed è tornata, e mi dice che c’è un problema. Potrei spingermi a fare ipotesi sul problema, ma non ne vale la pena, perché dei problemi vale la pena parlare quando sono possibili delle soluzioni, sennò tanto vale leggere dei libri.

Ne sto leggendo molti, di libri; ieri sera ho trovato una pagina di quelle che pensi “è scritto per me” e invece di pensare “è scritto per me” ho pensato “ma allora mi succedono cose banali e sono banale anche io” e non ho capito se mi è piaciuto o no, ma ho sentito che era un pensiero molto vero.

Che poi, ogni tanto guardo le persone mentre sono in tranvia o per strada e penso che tutti nascondono le stesse pene e le stesse battaglie, e mi prende lo sconforto del branco; penso che se dobbiamo essere tutti uguali come un branco di erbivori generici, allora la coscienza è una seccatura enorme. Ecco, a me la coscienza a volte sembra una seccatura enorme.

L’altro giorno perlando con un collega ci siamo raccontati un pezzo di vita, e nel racconto abbiamo scoperto che abbiamo avuto entrambi un padre bipolare. Per la prima volta parlavo con qualcuno che capiva quello che dicevo, ed è stata la scoperta che ho sempre avuto bisogno di parlare con qualcuno che sapeva cosa vuole dire avere vissuto tutta l’infanzia in punta di piedi per paura di quello che poteva succedere. 

Poi stanno succedendo delle piccole cose che turbano il disegno; non le guardo. So che ci sono.