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Mese: maggio, 2016

Cose che si imparano

Chi fa il mio mestiere sa che una delle cose più importanti che occorre avere è la pazienza. Pazienza soprattutto di ripetere sempre le stesse cose.

Perché gli adolescenti non ascoltano. O a volte ascoltano e dimenticano.

Quindi io sono una che ripete le cose, anche fuori da scuola; meno che a scuola, ma non mi stupisce mai che la gente non ascolti. O non capisca.

Chi fa il mio mestiere sa anche che ci sono classi difficili, in cui uno a volte si mette i panni della vecchia zia e si mette a fare le prediche; sempre le stesse. Chi fa il mio mestiere non si stanca di ripetere, quindi ripete anche le prediche, con la stessa passione ogni volta, perché è fiduciosa che qualcosa resti, che qualcosa cambi.

Quasi sempre succede.

Quando non succede, però, accade che da un momento all’altro si perde la passione di ripetere le stesse cose sperando che qualcuno capisca. E si cerca di risparmiare almeno quell’energia.

Le prediche e i rimproveri scompaiono, così, d’improvviso, come sono comparsi. Io, per esempio, non mi innervosisco nemmeno più, figurarsi se mi arrabbio. 

Spesso i ragazzi, perché sono adolescenti, non ascoltano, non capiscono, o dimenticano, pensano che il momento in cui smetto di rompere i coglioni sia il segnale, positivo, che ho accettato come sono.

Mentre, ovviamente, è il momento in cui io ho finalmente ammesso, almeno con me stessa, che non mi interessa più.

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Un anno dopo

Un anno fa scrivevo una cosa sulla fine dei desideri.

Un anno dopo è ancora (più) vera. 

Le cose giuste si concretizzano, si solidificano, diventano parte di noi, come le ossa. Ho ossa piccole che si sono saldate insieme, in questi anni, e hanno creato una cosa nuova, che nemmeno sapevo che sarei potuta essere, e invece sono.

La cosa strana è che queste ossa nuove sono nate dall’esercizio del non volere più una cosa, invece che dal volere una cosa a ogni costo.

Il nostro cervello ci ascolta sempre, anche quando non diciamo sul serio.

Un giorno dopo l’altro dopo l’altro dopo l’altro dopo l’altro.

Sempre più fatica. 

Ma c’è voluto del talento per riuscire ad invecchiare senza diventare adulti

Stamattina mi sono guardata allo specchio per vedere se c’era ancora la ruga che ho scoperto la scorsa settimana.

C’era.

Sono contenta perché è una ruga di sorpresa, non di corruccio. È la ruga di una che spalanca spesso gli occhi o alza le sopracciglia a manifestare incredulità, non quella una che si guarda i piedi, è la ruga di una persona che guarda in alto.

Stamattina mi sono guardata allo specchio e ho visto la donna nuova che sono diventata quest’anno, che è stato un anno avaro, in cui i doni importanti me li sono fatti io, facendo pace con così tante cose che adesso mi stupisco di essere sopravvissuta alla guerra senza quartiere che ho combattuto per anni interi contro me stessa e contro il mondo intero.

Ho trovato il modo per vivere in armonia con il dolore, con la frustrazione, con la pigrizia e con la depressione, al punto che non ho quasi più male, sono frustrata raramente, sono molto meno pigra e spesso sono di buon umore. Più di spesso, anche.

Felice non lo sono quasi mai, ma ho capito che ha a che fare con la dotazione di fabbrica, e non si può essere felici a comando. Soprattutto quando hai fatto scelte sbagliate ed erano le scelte importanti.

Però.

Però ho in mente un settembre grandioso fatto di tanto teatro da vedere e fare, e oggi sono venuti a scuola tre ex studenti per salutarmi. E, in modo assolutamente inaspettato, un ex studente di tanti anni fa mi ha scritto un messaggio bellissimo, senza che ce ne fosse alcun motivo.

E mio padre mi ha spedito dei fiori.

Domani compio un numero primo, e non sono più giovane. 

Non sono diventata adulta, e, in fondo, me ne vanto.

Assumersi la responsabilità capitolo ennesimo

Se nella mia vita non ci sono certe cose, e se ci sono solo persone che con me non vogliono quelle certe cose, è evidentemente perché io non voglio quelle cose e non amo le persone che quelle cose le vogliono.

Una volta è un caso. Due volte è sfiga. Tutte le volte, anche se non ne sono cosciente, è una scelta.

Il lamenti stanno a zero.

Pausa

Oggi ho avuto un attacco di infelicità così assoluta e totale che mi è mancato il fiato.

Poi mi sono ricordata che la felicità, se esiste, è dentro di me, quindi niente, sono andata a cercarla.

Se la trovo, vi faccio un fischio.