Ma c’è voluto del talento per riuscire ad invecchiare senza diventare adulti

di Calexandrìs

Stamattina mi sono guardata allo specchio per vedere se c’era ancora la ruga che ho scoperto la scorsa settimana.

C’era.

Sono contenta perché è una ruga di sorpresa, non di corruccio. È la ruga di una che spalanca spesso gli occhi o alza le sopracciglia a manifestare incredulità, non quella una che si guarda i piedi, è la ruga di una persona che guarda in alto.

Stamattina mi sono guardata allo specchio e ho visto la donna nuova che sono diventata quest’anno, che è stato un anno avaro, in cui i doni importanti me li sono fatti io, facendo pace con così tante cose che adesso mi stupisco di essere sopravvissuta alla guerra senza quartiere che ho combattuto per anni interi contro me stessa e contro il mondo intero.

Ho trovato il modo per vivere in armonia con il dolore, con la frustrazione, con la pigrizia e con la depressione, al punto che non ho quasi più male, sono frustrata raramente, sono molto meno pigra e spesso sono di buon umore. Più di spesso, anche.

Felice non lo sono quasi mai, ma ho capito che ha a che fare con la dotazione di fabbrica, e non si può essere felici a comando. Soprattutto quando hai fatto scelte sbagliate ed erano le scelte importanti.

Però.

Però ho in mente un settembre grandioso fatto di tanto teatro da vedere e fare, e oggi sono venuti a scuola tre ex studenti per salutarmi. E, in modo assolutamente inaspettato, un ex studente di tanti anni fa mi ha scritto un messaggio bellissimo, senza che ce ne fosse alcun motivo.

E mio padre mi ha spedito dei fiori.

Domani compio un numero primo, e non sono più giovane. 

Non sono diventata adulta, e, in fondo, me ne vanto.