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Mese: giugno, 2016

Domenica

Ci sono quei momenti in cui è tutto così terribilmente chiaro. 

E così terribilmente triste. 

(C’è molto molto moltissimo lavoro da fare)

Il velo di Maya e la merda di mosca 

Oggi ho finalmente capito cosa si è rotto. 

Si è rotto lo sguardo che vede la gente meglio di come è; si è rotta la fiducia negli altri; si è rotta anche la fede nella favola, e nel lieto fine. 

È come se mi fosse venuto via il velo di Maya e io mi trovassi tutto a un tratto in un film dell’orrore, in cui tutti i protagonisti, me compresa, vivono prigionieri delle loro paure, delle loro meschinità, aggrappandosi ai loro schemi perdenti fino a farsi sanguinare le unghie, per avere una cosa in più di cui dire mio, e un’occasione in più per dire Io. 

Come se fossimo qualcosa in più che merda di mosca nell’universo.

Sono stanca. Sarà quello. 

Il rasoio di Occam

Stasera mentre ero sotto la doccia Occam è venuto a visitarmi sotto forma del pensiero “non si possono fare solo le cose che non si vogliono fare”. 

Poi lo spirito del Buddha è venuto a ricordarmi che non esiste il destino ma esistono solo scelte; e anche subire la scelta di altri è una scelta.

A parte che è difficile fare la doccia da soli, avere due compagni così, nel cervello, è quella cosa che adesso mi fa mettere lo smalto rosso, che mi pare sia la cosa migliore da fare nella vita in generale.

Sono su un taxi in mezzo alla periferia di Torino e guardo le luci accese nelle case e penso che ogni luce è una vita di cui non so niente e che si potrebbe raccontare. 

Va bene, va tutto bene. 

Leggo di persone che fanno cose. 

Sento persone al telefono e mi raccontano che fanno cose, o faranno cose.

Accadono cose; tante, belle, importanti.

Agli altri.

Cose sparse parte ennesima

Ho dei momenti in cui sono la donna che mi piace. Mi capita spesso, ultimamente, e ogni volta è una meraviglia. In generale non dura, ma ho capito che avere una certa età alla fine è la cosa migliore per smettere di stare male inutilmente.

Questo significa che quando sto male sto male utilmente, non che non sto mai male. Sia chiaro. 

Ho preso di nuovo dei treni, dopo più di un mese senza treni, e sono tornata a essere la ragazza con la valigia, che è una cosa che mi piace e che mi stanca molto.

Mi stanca la comunanza con le persone, che sono sempre stanche, tristi, arrabbiate; e io sono empatica e sento tutti questi malumori e sto malissimo.

L’altro giorno pensavo che ogni persona ha in sé qualcosa che la fa unica, e che se vedessimo quel qualcosa ci arrabbieremmo di meno e ci abbracceremmo di più. Ma quel qualcosa viene spesso nascosto da una spessa coltre di rabbia e tristezza e frustrazione e quello che finiamo per vedere delle persone sono le proiezioni delle loro frustrazioni, e le persone frustrate sono brutte. E antipatiche.

Quindi ciao eccezionalità. 

Sembra che le cose possano aver preso una direzione migliore, dopo tanti mesi di buio. Io mi sento in bilico e non mollo la presa, ma so che non dipende affatto da me, alla fine.

Domani vado in scena. Per la prima volta, dopo anni, non ho voglia. Non ho voglia per tutta una serie di dinamiche orribili che si sono instaurate nel nostro gruppo. Ma domani andiamo in scena, e potrebbe essere l’ultima volta, o la prima di molte altre volte. Mi piacerebbe la seconda.

Devo ricominciare a dimagrire.

Ho un paio di scarpe nuove di zecca, viola. Sono scarpe per andare in montagna. Non sono scarpe con il tacco dodici, e questo vuol dire tantissimo di me e del noi che siamo diventati.

Spero non sia un cambiamento di cui dovrò dispiacermi, un giorno.

Ho tantissime cose da scrivere e mai un minuto per metterle giù come meriterebbero. 

Spero di non perderle.