Cose sparse parte ennesima

di Calexandrìs

Ho dei momenti in cui sono la donna che mi piace. Mi capita spesso, ultimamente, e ogni volta è una meraviglia. In generale non dura, ma ho capito che avere una certa età alla fine è la cosa migliore per smettere di stare male inutilmente.

Questo significa che quando sto male sto male utilmente, non che non sto mai male. Sia chiaro. 

Ho preso di nuovo dei treni, dopo più di un mese senza treni, e sono tornata a essere la ragazza con la valigia, che è una cosa che mi piace e che mi stanca molto.

Mi stanca la comunanza con le persone, che sono sempre stanche, tristi, arrabbiate; e io sono empatica e sento tutti questi malumori e sto malissimo.

L’altro giorno pensavo che ogni persona ha in sé qualcosa che la fa unica, e che se vedessimo quel qualcosa ci arrabbieremmo di meno e ci abbracceremmo di più. Ma quel qualcosa viene spesso nascosto da una spessa coltre di rabbia e tristezza e frustrazione e quello che finiamo per vedere delle persone sono le proiezioni delle loro frustrazioni, e le persone frustrate sono brutte. E antipatiche.

Quindi ciao eccezionalità. 

Sembra che le cose possano aver preso una direzione migliore, dopo tanti mesi di buio. Io mi sento in bilico e non mollo la presa, ma so che non dipende affatto da me, alla fine.

Domani vado in scena. Per la prima volta, dopo anni, non ho voglia. Non ho voglia per tutta una serie di dinamiche orribili che si sono instaurate nel nostro gruppo. Ma domani andiamo in scena, e potrebbe essere l’ultima volta, o la prima di molte altre volte. Mi piacerebbe la seconda.

Devo ricominciare a dimagrire.

Ho un paio di scarpe nuove di zecca, viola. Sono scarpe per andare in montagna. Non sono scarpe con il tacco dodici, e questo vuol dire tantissimo di me e del noi che siamo diventati.

Spero non sia un cambiamento di cui dovrò dispiacermi, un giorno.