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Mese: luglio, 2016

Come diceva quel tale “quando sto bene non scrivo perché esco”

Non scrivo da un po’.

Di solito quando non scrivo è perché sto bene, e il bene si racconta male.

Invece questa volta non scrivo perché sto troppo male per trovare le parole. Non è un male di qualcosa, ma è proprio che qualcosa si è rotto dentro, questa volta, e le rotture si raccontano malissimo.

Non c’è stato nemmeno un crack; niente.

Una mattina mi sono svegliata che ero così. Mi alzo, faccio cose (faccio un sacco di cose) vedo gente. Mi succedono cose belle, cose così così, non mi succedono per fortuna cose brutte, mangio, leggo, vado a dormire.

Non ho spunti, non ho emozioni che valga la pena di raccontare, non ho energia per programmare niente che non sia fare le cose spendendo meno energie possibile.

Rimando cose che potrei fare oggi, penso a cose che non potrò fare più. Le ho viste scivolare via in questi anni, una dopo l’altra, per un po’ mi ci sono aggrappata, a queste illusioni di alternative che mi tenevano compatta, con un centro, poi ho capito che è meglio non avere niente, rispetto a sperare in una cosa falsa e le ho salutate, scoprendo che sopravviverò lo stesso senza, perché si sopravvive a tutto, anche al deserto.

Ogni tanto mi risveglio e mi sento ingrata nei confronti della vita che mi ha dato è mi dà tantissimo e io non la ringrazio adeguatamente, e non sono nemmeno lì che recrimino, perché non ho nulla su cui recriminare; è solo un momento lunghissimo di vuoto.

La notizia è che non ho proprio voglia di riempirlo, perché sono stanca, sono stufa, sono annoiata.

Si può vivere vuoti, alla fine. Non è un granché, ma sono tante le cose che non lo sono, un granché, e questa non è nemmeno la peggiore.

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Dite ciao al senso di inadeguatezza assoluta rispetto a tutti i campi e tutte le sfide della mia vita. 

“Non c’è niente dietro”

Domani devo fare una cosa che speravo di non dover fare mai.

Sabato, quando me ne sono resa conto, ho sentito un piccolo crack dentro, di quelli che sul momento pensi che sono così piccoli che non potrà essere successo niente di grave, ma poi ti trovi il bicchiere in un milione di pezzi, perché l’urto è stato nullo, ma è stato proprio sul punto di rottura perfetto.

Ho raccolto le briciole e le ho messe da parte, in un sacchettino, e mi sono ripromessa di stare nel presente da qui fino al giorno della mia morte.

Voglio cose che si toccano, profumi, tessuti piacevoli al tatto, tramonti mozzafiato, musica bellissima, libri emozionanti, cibo buonissimo. Voglio stare bene di salute, e niente altro.

Perché “non c’è niente dietro”, come scrivevo ieri. E c’è poco davanti. 

Le 19,03

Ci sono quei momenti lì, che non hai niente di troppo urgente da fare, che la cena è già in frigo e devi solo tagliare i pomodori, che sei a posto con la coscienza perché hai fatto più o meno tutte le cose che ti eri prefissata di fare e le uniche cose che non hai fatto sono sciocchezze, sciocchezze che ti potrebbero rendere più felice, ma sciocchezze, e ti rendi conto che hai davanti anni e anni delle stesse cose che hai alle spalle, e questo solo se sei molto fortunata perché non ti dimentichi mai che può andare molto peggio, perché è andato molto peggio, e nemmeno troppi anni fa, e guardi questa prospettiva, che pure sai che è un’illusione e ti prende il magone.

Il magone di tutto il tempo sprecato, delle occasioni mancate, delle scelte non scelte, e delle scelte che gli altri hanno fatto per te, scelte che hai subito attivamente, e non puoi dare la colpa a nessuno perché potevi dire di no e andare da un’altra parte, e invece hai detto vediamo e hai accettato questa stupida maratona che corri nella ruota del criceto, e non hai nemmeno nessuno con cui parlarne davvero, per cui lo scrivi sul web, che è meglio di niente, ma l’unica cosa che speri è che passi, perché sentire tutto l’inutile della tua vita così, tutto insieme, prima o poi ti spezzerà il cuore.

E alla fine ti ricordi anche che preferisci i periodi corti, dannazione.