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di Calexandrìs

Stamattina avevo il collegio docenti, che è stato il peggior collegio docenti del 1 settembre degli ultimi cinque anni, e non ero più abituata a sentirmi a disagio a quel modo lì.

Ma anche se stamattina avevo il collegio docenti che sapevo che non sarebbe stato un paradiso, ma anzi, mi sono presa due minuti per guardare la foto che ho in camera, di te.

È la foto che ho scelto per la tua tomba, perché ridi. Perché sei buffa. Perché sembri un burattino. Perché hai il naso rosso, come me quando sto al sole. Eravamo in Sicilia, io avevo 8 anni e tu 45, direi.

Ci somigliamo tanto, sai. Lo dicono ormai tutti, e la cosa mi lascia sempre un po’ a bocca aperta, perché ho passato tutta l’infanzia e l’adolescenza a sentirmi dire che somigliavo tutta a mio padre. E poi, tac, un giorno scopro che somiglio a te.

Pensavo, anche, che la foto che ho di te, l’unica, è una foto di quando eri giovane. Forse era narcisismo il tuo, che non ti sei fatta fotografare molto, dopo. 

Così ho una foto di te giovane; e di te poco altro a parte la somiglianza.

È da oggi che penso che sono sicura che vent’anni fa facemmo qualcosa di speciale per il tuo compleanno, perché 60 anni si compiono una volta sola, e poi perché se la memoria non mi inganna il 1 settembre di vent’anni fa tu stavi ancora bene, e io non avevo nessun collegio docenti.

Mi piacerebbe avere dei ricordi più precisi, delle foto, qualcosa.

Ma non eravamo una famiglia che si fotografasse, e nemmeno ora lo siamo, quindi tengo quell’unico cimelio come una cosa preziosa, e cerco te nello specchio quando mi guardo, che è il mio modo per tenerti giovane.

Perché resta, anche quest’anno, il conforto di sapere che non compi 80 anni, che sei morta con i capelli ancora folti, le unghie curate, la pelle liscia, un buon odore addosso, non quello della vecchiaia, la voce ferma, il corpo, almeno esteriormente, integro.

Penso alla tua bellezza intatta nei miei ricordi, e mi consolo così del fatto che mi manchi.

Buon compleanno, mamma.