Sommario

di Calexandrìs

Ieri sera a un certo punto mi sono chiesta “chi comanda nella mia vita?” e ho pensato a questi versi che avevo sentito per la prima volta nel film su Mandela Io sono il padrone del mio destino. Il capitano della mia anima e mi sono sentita per un istante centrata e onnipotente che poi è come vorrei sempre sentirmi: magari non esattamente onnipotente, ma decisamente centrata. 

Oggi ho finito di leggere l’ultimo romanzo di Safran Foer e ne ho sottolineato mezzo; un romanzo così pieno di sofferenza e di accettazione del destino, e di infelicità e di incapacità a essere felici quando invece a pensarci la felicità è una cosa semplice. E questo libro, o almeno interi pezzi di esso, potrei averle scritte io o potrebbero essere gli appunti del mio analista se avessi un analista che invece non ho. Alla fine, insomma, leggevo di tutto questo dolore e questa insoddisfazione e mi sono scoperta a dirmi che non voglio essere così, anche se lo sono più di quanto ho il coraggio e la voglia di ammettere.

Poi nel pomeriggio un collega mi ha fatto presente che sono acida, e in questa sorta di accusa era ovviamente sottinteso tutto quello che pensa un uomo quando dice a una donna che è acida. E io pensavo che non è acidità; è infelicità, probabilmente.

Così pensavo a me e mi pensavo all’interno delle dinamiche che avevo letto nel romanzo e pensavo che come dice Safran Foer se si cerca eccessivamente la felicità si perde la soddisfazione, e io non sono né soddisfatta né felice davvero da un po’, da quando ho capito quella cosa delle illusioni di aspettative e ho smesso di credere alle illusioni.

Solo che a volte quello che c’è nella realtà e non nelle aspettative non è all’altezza; alla fine, forse, è tutto qui.