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Mese: gennaio, 2017

Bersani, Samuele

Oggi andando a scuola nell’Ipod passava Bersani, e mi sono sorpresa con un pugno di angoscia in mezzo allo stomaco, e mi sono ritrovata giovane – tanto più giovane di ora – quando ancora in testa avevo il futuro e lo aspettavo con ansia, pensando e immaginando come fosse avere il nome sul citofono.

E poi d’un tratto mi sono resa conto che ho il nome sul citofono da un bel pezzo, e ho avuto una casa mia, e altre case, un po’ mie e un po’ no, e mi sono trovata a piangere, perché la vita è andata proprio diversa da come mi immaginavo, e la maggior parte delle cose sono già passate, e non saranno più diverse da così. Non in quel modo lì, per intenderci, perché diverse lo saranno per forza.

E ho pensato che da qualche giorno ho una app che si intitola Track your happiness che è una app che a tradimento ti chiede come stai, che stai facendo con chi sei. E te lo chiede in momenti diversi della giornata, ma più volte.

La cosa interessante è che se guardo le mie risposte, e sono tutte sincere, viene fuori un quadro positivo di me, eppure io non mi sento né bene, né posso definirmi soddisfatta, o minimamente felice. Ma ho imparato, e me lo ha insegnato David Foster Wallace in Infinite Jest che il tempo va diviso in unità sempre più piccole, per renderti la vita sopportabile, e lo faccio così bene, e così da tanto tempo, che ho sempre istanti perfetti: è quando li guardo insieme, che ne viene fuori un quadro fosco.

Ma io non li guardo mai insieme, perché lo so, che fine si fa a guardarli tutti insieme. E, infatti, David Foster Wallace non è più qui da un sacco di tempo.

Deviazioni 

Cambiare direzione uno magari pensa che sia una cosa causata da grandi stravolgimenti, qualcosa annunciato da suoni di campane, il culmine di una serie di analisi dettagliate e riflessioni razionali. 

Invece sono dei dettagli trascurabili, messi a caso, oggetti che butti, cose che dimentichi, posti che ti tornano improvvisi alla memoria senza motivo, parole che hai scritto e hai dimenticato di cancellare, parole che non hai scritto ma che ricordi, note vocali lasciate distrattamente sul cellulare mentre guidi, una piccola lacerazione sulla schiena che non sai come ti sei fatta e non guarisce, una lacrima che scende mentre non vorresti, nomi che hai dimenticato, amici che se ne sono andati, amiche che non lo sono più, cambiamenti nelle vite degli altri, i capelli con la ricrescita, la miopia che peggiora velocissima, gli anni che avanzano, i sentieri perduti e quelli ritrovati, le foto che non hai scattato e quelle che avresti fatto meglio a non scattare. 

E tu non sei più tu, e ogni cosa è cambiata, e niente sarà mai più come prima anche se giochi a fare finta di sì, perché giocare a fare finta è la cosa che ti viene meglio nella vita. 

Perché alla fine vivere è un gioco bellissimo, mica molto di più. 

Passano i giorni, e non ho niente da dire.

Il silenzio è così pieno, è così bello.

Magia

Le ore che precedono l’alba del primo giorno dell’anno sono quelle ore in cui tutto sembra a portata di mano. 

Anche i sogni.