Le cose che mi commuovono, puntata ennesima

di Calexandrìs

Hanno iniziato Cristina e Burke, non sposandosi, ormai, che ne so, saranno dieci anni fa. Io ero a casa, un pomeriggio che ero malata, con la stagione scaricata su un PC portatile piccolissimo e scrauso ed ero tutta contenta che Cristina si sposasse (perché il mio eroe era Cristina non Meredith la lagna) con Burke, e lui non si presenta al matrimonio.

E lì, io che non piango mai, o comunque poco, mi ricordo che cominciai a piangere e disperarmi perché in quel momento Burke stava abbandonando me, e lo stava facendo con una scusa orribile, che pure poteva sembrare valida. Per dire che gli stronzi sanno sempre come fare, anche.

Negli anni ho poi scoperto che piango per tutti i servizi sui vigili del fuoco che salvano persone dalle macerie e quando li hanno salvati gli dicono bravo, come se non fossero loro, quelli bravi ad averli salvati.

E piango per le nonnine che dicono cose sagge alla TV e soprattutto per quella signora anziana, di cui si sentiva la telefonata che diceva che lei voleva spedire i tortellini ai Vigili del fuoco, perché loro stavano salvando delle vite ed era domenica e la domenica vanno mangiati i tortellini.

E piango per i video di una TV Danese che fa esperimenti sociali raggruppando le persone con criteri diversi da quelli che usiamo di solito e così le persone scoprono che quelli diversi da loro hanno delle cose in comune con loro anche più importanti di ciò che li definisce diversi.

E, infine, piango alla fine della sesta serie di Gilmore Girls, quando Lorelai dà un ultimatum a Luke e lui dice che le ha solo chiesto di aspettare, e lei dice “I have been waiting for months. Now or never”. E lui tace.

E piango soprattutto quando il giorno dopo lui va da lei e le dice che ha ragione e che possono scappare e stare insieme tutta la vita, e lei ha già aspettato troppo, perché esiste un troppo, anche mentre stai aspettando, e in ogni puntata della sesta stagione si vede Lorelai che diventa sempre un pochino più triste mentre lo aspetta, e lo guarda e gli dice “No. I’m over”.

Che è una frase corta corta che nella mia testa suona come il game over dei videogiochi di quando i videogiochi andavano con le 200 lire e quella cazzo di rana cadeva dal tronco ed erano le ultime 200 lire e non ne avevi altre e dovevi smettere di giocare.

È sempre così incredibile, che una frase corta così possa farti piangere così tanto.

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