Poi una si chiede come mai è fatta come è fatta

di Calexandrìs

L’altra sera ero a casa di mio padre che si lamentava dei suoi acciacchi di vecchiaia, del tempo che si assottiglia, della morte che arriva, del sentirsi vecchio ogni giorno di più.

E io gli ho detto che capivo il fastidio, il dolore e la paura, ma che è destino degli uomini; che anche io, che sono prossima ai 44 anni mi sento invecchiare, sento che non posso più fare tutto quello che voglio nella vita (quanto non posso lo sento nelle ossa ogni mattina e quanto mi sento vecchia lo sento nei progetti che ho smesso di fare), che sono più stanca, più debole, mi ammalo di più, ho dolori che non ho mai avuto prima.

E lui mi ha risposto: “ma a me non importa della tua vecchiaia, o dei tuoi disturbi o dei tuoi problemi. A me interessa solo dei miei; degli altri non mi importa affatto”.

Poi ok, io ci ho fatto una battuta cinica, ma il punto è che – come spesso mi succede – non sono rimasta particolarmente ferita, perché ho sempre saputo, intimamente, che era così, anche quando non era anziano e acciaccato ma era giovane e in forze.

Poi a volte mi chiedo perché ho certi schemi, perché non mi stupisco di nulla, perché sono disincantata, perché sopporto il disamore, perché mi sembra normale e non mi aspetto invece il contrario. Perché se finalmente lo ha detto, chissà quante volte lo ha pensato e io l’ho sentito, che era così.

Spero solo di non essere come lui, ecco. O forse sì, che è più facile.

Annunci