lacasadelsole

Just another WordPress.com site

Mese: marzo, 2017

Ci sono quelle mattine che fuori c’è il sole, è primavera, niente va male, e mentre bevi il caffè senti che cominci a piangere, e nemmeno lo volevi fare, di piangere.

Eppure piangi e non riesci a smettere.

Annunci

Sommario

Questo weekend sono stata a Torino e ho patito il cielo grigio e il freddo e la periferia; a dire che insomma mi sono abituata a Firenze, che non è casa, ma a tratti è meglio. 

Poi non sempre, ma tant’è.

A Torino ho regalato a un bambino i dadi delle storie, e così ho passato due ore a inventare storie, e ho scoperto che a furia di improvvisare ho imparato a raccontare storie, e bene, che mi pare una bellissima competenza se uno ha dei bambini sotto mano.

A Torino ho scoperto – ma poi magari mi passa – che il dolore dei figli che non ci sono stati è andato via, per far posto al gusto di essere libera e fancazzista. Ho tradito il mio dettato biologico, ma ho guadagnato una vita comoda (di cui da vecchia mi pentirò, ma magari non divento vecchia, quindi chissà).

Questa cosa dei figli è emersa mentre scendevo in ascensore (e Freud direbbe che non è un caso, così a occhio) e ho pensato che sono stata abbastanza brava a restare, anche quando faceva malissimo, al di qua dell’ossessione, e a ricordare in ogni momento che i figli sono progetti e non qualcosa di tuo da prendere su uno scaffale quando hai voglia.

E sono stata brava a capire che non ci sono mai stati gli estremi, anche quando sembrava che ci potessero essere, così per miracolo, un giorno, chissà quando, perché era bello dirlo.

A Torino ho camminato molto, ho mangiato il primo gelato della stagione, ho speso soldi che non dovevo spendere (ed è bene che smetta di spendere del tutto, a meno che non sia assolutamente necessario, perché il futuro è grigio) e ho pensato che questa testa che funziona bene è una grande benedizione.

Anche una grande maledizione, in effetti; ma si sa che è sempre così.

Quando al 2017 ho chiesto di portarmi dei cambiamenti, ho dimenticato di specificare positivi

Cretina che sono. 

I mostri dietro le porte

Chi gioca a Dungeons and Dragons lo sa: ci sono giocatori che hanno paura di morire – anche per finta – e giocatori che non hanno paura di nulla.

I secondi sono quelli che tirano tutte le leve, che aprono tutte le porte, che si divertono quando sono attaccati da orde di mostri, che vanno a solleticare i non morti. Spesso mettono nei guai tutta la brood, ma sanno, in ogni momento, che è un gioco. Muori, rifai il personaggio, ricominci.

Facile. Bello.

Poi ci sono gli altri, quelli che non vogliamo morire mai, che cercano di evitare le trappole, di non far uscire i mostri dalle porte. Si salverebbero sempre, ma se il gioco andasse come vogliono loro non ci sarebbe niente da giocare. Così i master, che sono saggi, fanno uscire i mostri anche da gabbie magicamente chiuse e li fanno attaccare. Così a volte anche i cauti muoiono, perché nella vita, se ci si pensa, si muore tutti, e la vita è solo un gioco un po’ più complicato, niente di più.

Il punto, insomma, è che i mostri arrivano sempre, e ti attaccano sempre.

Solo che, se hai aperto tu la porta, li affronti armata, pronta. Se invece hai cercato in tutti i modi di evitarli ti colpiranno alle spalle, mentre sei distratta, stai pensando ad altro, non sei pronta.

E insomma, alla fine questa cosa di tenere chiuse le porte e sfuggire ai mostri non funziona un cazzo, diciamolo.