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Mese: aprile, 2017

Anche oggi ho illuminato un pezzo della mia vita e ho guardato in un angolo buio, che adesso grazie a oggi non è più completamente buio. 

Questo 2017, se dovessi scommettere, direi che finisce con una grande rivoluzione.

PS: devo sempre ricordare che è importante raccontarsi con le parole giuste, per stare bene.  

Le famiglie disfunzionali, la condiscendenza, il codice binario

In questi giorni ho capito un sacco di cose di me. Del mio non saper dire sì ma del mio dire sempre forse. Del mio non saper dire mai no, e di cercare di dire “vediamo” anche quando so che non c’è niente da vedere.

Mi sono ritrovata ancora una volta nel teatrino della famiglia amorevole e perfetta, la famiglia in cui nessuno dice la verità, ma tutti diciamo quello che serve per non irritare mio padre, non agitare mio padre, non far star male mio padre.

Così se uno è preoccupato lo nasconde; così non si preoccupa lui. Se sta male lo nasconde. Se è arrabbiato lo nasconde. 

Un sacco di adulti che costruiscono un mondo finto per farlo andare bene a una persona a cui comunque, per definizione, non andrà bene in ogni caso, perché niente va mai bene se non quando tutto è deciso da lui ed è perfetto per lui, tagliato su sua misura. 

E io, che pure ho delle idee, in generale anche ben strutturate, mi trovo in pochi muniti a far parte del meccanismo, a nascondere  quello che penso, a camminare in punta di piedi e sussurrare. Come faceva mia madre. Invece di gridargli che basta, che si arrangi come facciamo tutti, che il mondo non è un posto perfetto e non gira intorno a lui. Incredibilmente.

Così in poche ore mi trasformo nella quindicenne che sono stata, e abbandono i miei panni di adulta consapevole che pure indosso volentieri, non perché mi piaccia essere adulta, ma perché lo sono, e una cosa, se non puoi combatterla, devi abbracciarla stretta.

Così ho capito perché non ho una famiglia mia, (e perché sono molto più simile alle zie che odio di quanto vorrei) e quanto sarebbe stato meglio farmela, invece. Per rompere lo schema, creare una nuova cosa, fatta da me con le mie idee, non vissuta dal fantasma che divento quando sono con loro.

E così ho capito anche che il senso della vita – quello vero, che mi sfugge per colpa di tutto questo teatro famigliare – è come l’1-0 del codice binario: sì o no, senza vie di mezzo.

E improvvisamente tutto ha un senso, un disegno, una facilità, anche, tutta nuova. 

Sì è sì. Forse è no. Dopo è no. Vediamo è no. No è no.

Così disegno la nuova interpretazione del mio passato, ed è diventato tutto chiaro, e mi propongo di vivere il futuro con questa semplicità, che non chiede altro che essere sinceri.

Con se stessi, soprattutto. 

Ricordi che tornano all’improvviso

La cucina vecchia dei miei nonni aveva il pavimemto di pietra, sempre umido.

La ricordo grigia, quasi nera, ma ero piccola, chissà com’era davvero. Ma oggi ho ricordato la pentola di rame in cui si teneva l’acqua (non c’era l’acqua in casa quando ero bambina) e noi bevevamo da quell’acqua con un mestolo pesantissimo tutto pieno di bozzi.

Quando scoperchiavamo la pentola c’erano sempre i gatti, Geo e Gea, che guardavano. Gea era scorbutica. Geo, invece, cercava le coccole.

Dalla cucina partiva una scala, ripida, in pietra, che mi faceva paura, che portava al gabinetto, che non era che un buco nella pietra. Non so chi lo svuotasse, ma so che era quello il motivo per cui noi bambini facevamo spesso la pipì fuori in mezzo ai campi: perché in quel gabinetto non ci voleva andare nessuno.

Poi fecero un bagno improvvisato; avrò avuto sei o sette anni.

Però quell’acqua nella pentola, com’era buona.  

Riflessioni odierne

Riflessione sull’età adulta (astenersi perditempo).
Si diventa adulti quando scopri che sei tu quello che abbracci invece di essere quello che si fa abbracciare: io sono diventata adulta così tutto insieme vent’anni fa e non ho più ricevuto l’abbraccio che mi ha fatto pensare “ok, non devo più pensarci io, tutto andrà bene”. 

È vent’anni che ci penso io. Va bene così, ma sul libretto delle istruzioni doveva esserci scritto che era una fregatura, e invece quell’effetto collaterale non è segnalato.
Si diventa adulti quando scopri che ogni cosa ha un prezzo, e che difficilmente ci sono situazioni in cui puoi trovare il modo di far andare bene tutto. 

Quando le scelte hanno un prezzo devi scegliere quale pagare; e pagarlo.

Corollario: nessuno ti dice mai qual è la soluzione migliore per te, o per tutti, perché ehi! l’adulto sei tu.
Si diventa adulti quando invece di fare grandi proclami di amore affetto amicizia e compagnia cantante, fai le cose d’amore, di affetto e di amicizia e compagnia cantante; anche quando le fai bestemmiando.
Si diventa adulti quando non ti aspetti niente e se vuoi qualcosa te lo vai a prendere, invece di chiederlo a qualcuno.

Quando paghi di tasca tua, non solo le bollette, le assicurazioni, la spesa, i viaggi, ma anche il peso delle cose che vorresti fare e non puoi fare, o di quelle che fai con tanta fatica.
Ora, io non dico che sia brutto, ma a volte “sono un po’ stanchina” (cit.)

Lezioni di oggi

  1. Avere la glicemia a picco non aiuta a essere lucidi e razionali. Figurarsi positivi.
  2. Appena uso le parole per dire come sto, sto peggio. È come se parlare del dolore che ho dentro lo facesse emergere per intero; meglio tacere.
  3. Se taccio il dolore mette radici.
  4. Distrarsi è una buona soluzione sul breve periodo; ma distrarsi richiede energia. E quando l’energia cala finisce come al punto 1.
  5. Sento i mostri dietro le porte che mi chiamano forte. Se non smettono devo farmi aiutare.
  6. Pensavo di essere guarita. Invece credo che non guarirò mai.