Ricordi che tornano all’improvviso

di Calexandrìs

La cucina vecchia dei miei nonni aveva il pavimemto di pietra, sempre umido.

La ricordo grigia, quasi nera, ma ero piccola, chissà com’era davvero. Ma oggi ho ricordato la pentola di rame in cui si teneva l’acqua (non c’era l’acqua in casa quando ero bambina) e noi bevevamo da quell’acqua con un mestolo pesantissimo tutto pieno di bozzi.

Quando scoperchiavamo la pentola c’erano sempre i gatti, Geo e Gea, che guardavano. Gea era scorbutica. Geo, invece, cercava le coccole.

Dalla cucina partiva una scala, ripida, in pietra, che mi faceva paura, che portava al gabinetto, che non era che un buco nella pietra. Non so chi lo svuotasse, ma so che era quello il motivo per cui noi bambini facevamo spesso la pipì fuori in mezzo ai campi: perché in quel gabinetto non ci voleva andare nessuno.

Poi fecero un bagno improvvisato; avrò avuto sei o sette anni.

Però quell’acqua nella pentola, com’era buona.  

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