Del cambio degli armadi e altre catastrofi 

di Calexandrìs

Ho fatto il cambio degli armadi. 

Ho lasciato nelle scatole dell’estate una serie di minigonne che non metterei mai; anche lo scorso anno che ero magra e in forma mi sono resa conto che ho le gambe da vecchia, e le vecchie non si mettono le minigonne, su.

Il prossimo obiettivo è buttarle.

Stavo per buttare un vestito che ho messo a un primo appuntamento. Poi non l’ho buttato, perché mi dispiaceva per quel primo appuntamento, che è uno dei ricordi più belli della mia vita. Per altro è uno dei pochi ricordi che conservo con i dettagli, perché alla fine io sono molto più incline a dimenticare che a ricordare. Che poi è per quello che tengo un blog. Forse.

A proposito di gambe. Avrei ricominciato per l’ennesima volta a correre. Ma le ginocchia mi hanno mollato subito. La colpa è mia, sulla fiducia, che ho messo le scarpe sbagliate, ma a una settimana dall’ultimo allenamento ancora le ginocchia fanno male. Quindi prima i piedi, ora le ginocchia: i simboli si sprecano.

Dopodomani mi faccio la PRK per la miopia. Sono terrorizzata e contemporaneamente emozionata all’idea di potere, nel giro di boh, qualche settimana, vedere.

Vedere.

È quarant’anni che porto gli occhiali, non ho idea di come possa essere stare senza, anche solo per fare alcune cose, tipo, che ne so, guardare la sveglia.

Mi sono fatta raccontare i dettagli orribili della convalescenza da un sacco di persone, perché voglio essere pronta a stare male senza spaventarmi per quello che mi succede. 

Un’amica dice che la faccio grossa, che faccio sempre così. 

Ha ragione. Le ho detto che mi preparo al peggio per una sorta di strategia di controllo.

Lo feci anche quando si ammalò mia madre: mi feci raccontare l’agonia dello zio di una cara amica, che aveva anche lui un cancro al fegato perché volevo sapere cosa poteva succedere. La vita mi ha regalato che non successe niente di tutto quello che mi aspettavo, e questa cosa mi diede, anche in mezzo ai momenti neri, la certezza che avrebbe potuto essere così peggio che mi veniva da ringraziare anche mentre stavo male.

Sto facendo i conti con il mio non essere coraggiosa ed essere invece sostanzialmente sola. Sono sicura che imparerò molte cose da questa esperienza. 

Sempre sperando che vada tutto bene, perché ci va, perché è ora, perché la voglio vedere bene in faccia questa vita che mi resta. 

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