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Categoria: Citazioni

Cosa vuoi fare da grande?

Un paio di giorni fa sul web ho visto la foto di due amici virtuali, di cui ho visto le foto del matrimonio qualche anno fa e del loro primo figlio lo scorso anno, ed era una foto di undici anni fa, con loro giovanissimi (sono ancora molto giovani adesso) e abbracciati ed erano un ritratto d’amore bellissimo.

Così, complice un viaggio in Liguria ascoltando Baglioni, mi è presa una nostalgia terribile per la me che a tredici anni pensava che avrebbe avuto un grande amore che sarebbe durato tutta la vita, con figli e nipoti e pronipoti e la tavola sempre apparecchiata, e le foto felici, i viaggi, i progetti, tutto l’amore che immaginavo.

Invece, pensavo, ho poche foto delle mie vite passate; ogni vita è stata un foglio nuovo, bianco, su cui ho disegnato alla bell’e meglio e ogni vita ha cancellato tutte le precedenti, e mi stupivo di un sacco di cose che ho proprio rimosso dalla memoria, e me ne rimangono solo echi lontani.

Alcune di quelle cose erano belle, eppure non le ricordo quasi.

E pensavo chissà se succede a tutti, oppure le persone sono più sagge di me e riescono a tenere a mente le cose belle della loro vita e ogni tanto ci fanno un viaggio per vedere se i ricordi sono ancora tutti lì o bisogna spolverarne un po’.

È stato con questa nostalgia di tutte queste cose che sono stata al pranzo pasquale, e a un certo punto due persone diverse mi hanno detto in due momenti diversi che sono una persona libera.

È stato bello, sentirlo dire, perché credo che sia molto vero, o comunque mi piacerebbe che lo fosse. Poi però hanno detto che mi invidiano perché sono libera, e io ho pensato alle foto che non ho mai fatto, alla continuità che non ho mai avuto, ai legami che ho spezzato girando pagina tante volte.

E ho pensato che tutto ha un prezzo; e che nessuno mi ha fatto lo sconto.

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Febbraio, numero 6

Se dovessi definirmi con una parola, in queste settimane userei disgregata.

Ma, per fortuna, nessuno mi chiede di definirmi con una parola; quindi testa bassa e vado avanti. 

(Anche perché: qualcuno ha una scelta diversa?)

PS: ieri sera sono andata a uno spettacolo teatrale che era una commedia drammatica molto bella, e a un certo punto il protagonista, che era Luigi XIV, non uno qualunque, diceva due cose.

Una era “se solo potessi crollare”. E l’altra era un lungo discorso sulla sua ultima vendetta, quella che potrà godersi in punto di morte, quando, aggrappandosi al suo ultimo respiro potrà dire “finalmente muoio”. 

Tutti, alla fine, applaudivano sorridenti. Io, seduta, piangevo come una fontana.

La speranza non è che un ciarlatano che non smette di imbrogliarci; e, per me, io ho cominciato a star bene solo quando l’ho persa. Metterei volentieri sulla porta del paradiso il verso che Dante ha messo su quella dell’inferno: Lasciate ogni speranza ecc.

[Samuel Beckett, Pseudo-Chamfort, in Le poesie, Torino, Einaudi 1999, p. 135]

Come funziona il nostro cervello, dicono

Diciamo che una delle cose che credo di aver capito è che il nostro cervello, se lo lasciamo fare, tende a funzionare così: prima si forma una convinzione, e poi si guarda intorno selezionando solo i fatti che sembrano confermarla. E siccome per ogni fatto esistono infinite spiegazioni sbagliate, è abbastanza semplice costruire una narrazione che leghi tutto in un quadro apparentemente coerente con i nostri pregiudizi, ma falso.

(L’ho trovata su Keplero, il blog. E dato che il mio cervello funziona esattamente allo stesso modo, solo che lo fa per le cose brutte, ecco, è per questo che io ogni tanto ho bisogno di essere salvata)

Frammenti di me

Poi sono arrivata a casa, pochi minuti fa, ho fatto la doccia, e pensavo che poi devo andare alle prove, e che sono triste, che la tristezza stasera mi ha acchiappato i piedi, come un’onda, e che sono anche stufa di combatterla, e magari questa volta sto ferma e vedo fin dove sale, e aspetto che scenda da sé, perché correre e correre e correre alla fine è stancante soprattutto, e non porta quasi da nessuna parte se non dove si è già stati.

Quando si comincia a calcolare è già finita.

Pensai al complesso di Elettra; che cosa non faremmo per un po’ di protezione.
(M. Serrano)