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Categoria: Lettere

Festa della mamma

Che poi, mi dico, se fossi viva probabilmente mi saresti antipatica, e mi saresti stata addosso come una sanguisuga – che in effetti era quello che facevi quando mi aspettavi alla finestra fumando una sigaretta quando uscivo la sera – e io non mi sarei mai vestita come volevo o pettinata come volevo e altre amenità, tipo vivere la vita che volevo, solo per evitare tutto il tuo essere passivo-aggressiva che era, lasciatelo dire, insopportabile.

Ma questa festa qui, questa occasione in cui tutti scrivono cose sulle loro mamme e io non riesco a ricordarmi bene nemmeno che faccia avessi, tanto meno la voce, è una cosa che proprio ogni anno mi spezza il cuore.

Ciao mamma

Questi vent’anni, a guardar bene, sono passati in un attimo.

Non mi manchi più tutti i giorni.

Ma manchi alla mia vita, perché non saprò mai tantissime cose che sapevi solo tu e che non hai fatto in tempo a dirmi.

80

Stamattina avevo il collegio docenti, che è stato il peggior collegio docenti del 1 settembre degli ultimi cinque anni, e non ero più abituata a sentirmi a disagio a quel modo lì.

Ma anche se stamattina avevo il collegio docenti che sapevo che non sarebbe stato un paradiso, ma anzi, mi sono presa due minuti per guardare la foto che ho in camera, di te.

È la foto che ho scelto per la tua tomba, perché ridi. Perché sei buffa. Perché sembri un burattino. Perché hai il naso rosso, come me quando sto al sole. Eravamo in Sicilia, io avevo 8 anni e tu 45, direi.

Ci somigliamo tanto, sai. Lo dicono ormai tutti, e la cosa mi lascia sempre un po’ a bocca aperta, perché ho passato tutta l’infanzia e l’adolescenza a sentirmi dire che somigliavo tutta a mio padre. E poi, tac, un giorno scopro che somiglio a te.

Pensavo, anche, che la foto che ho di te, l’unica, è una foto di quando eri giovane. Forse era narcisismo il tuo, che non ti sei fatta fotografare molto, dopo. 

Così ho una foto di te giovane; e di te poco altro a parte la somiglianza.

È da oggi che penso che sono sicura che vent’anni fa facemmo qualcosa di speciale per il tuo compleanno, perché 60 anni si compiono una volta sola, e poi perché se la memoria non mi inganna il 1 settembre di vent’anni fa tu stavi ancora bene, e io non avevo nessun collegio docenti.

Mi piacerebbe avere dei ricordi più precisi, delle foto, qualcosa.

Ma non eravamo una famiglia che si fotografasse, e nemmeno ora lo siamo, quindi tengo quell’unico cimelio come una cosa preziosa, e cerco te nello specchio quando mi guardo, che è il mio modo per tenerti giovane.

Perché resta, anche quest’anno, il conforto di sapere che non compi 80 anni, che sei morta con i capelli ancora folti, le unghie curate, la pelle liscia, un buon odore addosso, non quello della vecchiaia, la voce ferma, il corpo, almeno esteriormente, integro.

Penso alla tua bellezza intatta nei miei ricordi, e mi consolo così del fatto che mi manchi.

Buon compleanno, mamma.

Il genio della lampada

Se arrivasse un genio a chiedermi di esprimere tre desideri non avrei dubbi sui primi due. 

Un lavoro per te. Un lavoro vero, che ti piaccia e che ti appaghi. Un lavoro che ti faccia sentire in ordine e senza le ansie delle quattro del mattino. 

Il tempo per te per i tuoi progetti, che siano gli orsi di Churchill o il Pakistan; che tu possa fare quello che ti accende la luce negli occhi, perché solo quello ti accende la luce, nella vita. 

Per me niente.

Al massimo la capacità di buttare via il mio superfluo, di vestirmi sempre nello stesso modo, buttare via altri chili, altri pensieri e i libri che non mi sono piaciuti. 

E una poltrona comoda, un pavimento di legno, la musica in sottofondo, i piedi nudi su un tappeto, la capacità di azzerare il pensiero e di rallentare i battiti del cuore. 

Le 19,03

Ci sono quei momenti lì, che non hai niente di troppo urgente da fare, che la cena è già in frigo e devi solo tagliare i pomodori, che sei a posto con la coscienza perché hai fatto più o meno tutte le cose che ti eri prefissata di fare e le uniche cose che non hai fatto sono sciocchezze, sciocchezze che ti potrebbero rendere più felice, ma sciocchezze, e ti rendi conto che hai davanti anni e anni delle stesse cose che hai alle spalle, e questo solo se sei molto fortunata perché non ti dimentichi mai che può andare molto peggio, perché è andato molto peggio, e nemmeno troppi anni fa, e guardi questa prospettiva, che pure sai che è un’illusione e ti prende il magone.

Il magone di tutto il tempo sprecato, delle occasioni mancate, delle scelte non scelte, e delle scelte che gli altri hanno fatto per te, scelte che hai subito attivamente, e non puoi dare la colpa a nessuno perché potevi dire di no e andare da un’altra parte, e invece hai detto vediamo e hai accettato questa stupida maratona che corri nella ruota del criceto, e non hai nemmeno nessuno con cui parlarne davvero, per cui lo scrivi sul web, che è meglio di niente, ma l’unica cosa che speri è che passi, perché sentire tutto l’inutile della tua vita così, tutto insieme, prima o poi ti spezzerà il cuore.

E alla fine ti ricordi anche che preferisci i periodi corti, dannazione.

Partenze

Sono sull’autobus che porta a Pisa, dove prenderò un aereo per Lisbona. 

Mi porto dietro venti ragazzi, la maggior parte dei quali non hanno mai visto niente di più lontano di piazza del duomo. 

Loro sono emozionati, io incredula di prendere un aereo senza avere te dalla parte del finestrino e senza stringerti la mano mentre decolliamo. 

Vado a scoprire se il mondo che vedo senza di te avrà lo stesso sapore di quello che vedo con te. 

1 settembre

Tu non hai un anno in più, e io sì.

In questo anno sono successe delle cose, che non sai, e quindi ho pensato che valesse la pena di raccontartelo.

Mi sono messa a dieta, per prima cosa. Devi sapere che quella cosa, per cui io ero la bambina più bella del mondo anche se ero un po’ cicciotta e mi si fregavano le cosce insieme, dopo i 40 anni diventa un casino da gestire; e lo so che tu avevi abbracciato la filosofia di Franco, quella per cui bisogna scegliere tra la faccia e il culo; e lo so che tu avresti scelto la faccia; ma, cara mia, dal momento che hai avuto tutta la vita una taglia che andava dalla 38 alla 44, puoi immaginare che io, invece, abbia scelto il culo. Ma non preoccuparti, cerco di sorridere spesso per non farmi cadere la faccia.

Sono stata in vacanza in tenda. Mi immagino che mi guardi con orrore, ma, guarda, non è così male. Soprattutto se la vacanza dura pochi giorni, uno è buddista e quindi non prende pioggia, e ha un senso dell’umorismo ereditato dalla propria madre. Insomma, è andata benone. Ti dirò di più: da rifare. 

Sono stata anche all’Elba. È bellissima, l’Elba, davvero. Lì ho fatto un po’ la vicemamma, ma poco; e ho ricevuto in dono un anello. Questo, credimi, ti piacerebbe. Ma tanto, davvero. Lo porto anche di notte, per essere sicura di non perdere la magia che ci sta dentro, quindi, per favore, dagli un occhio perché io non lo rovini, che lo sai che sono un disastro.

Ho visitato l’Islanda. Sto facendo un sacco di cose che ti avrebbero fatto paura, e ho capito che la maggior parte delle paure che ho io erano tue, dannazione, e il mio stato di figlia unica ha fatto sì che tu me le abbia trasmesse tutte tutte, con una certa scientificità. L’Islanda, però, è il posto in cui non mi stupirei andassero a dormire le anime, e raramente io sono stata così intera e così felice.

Ho dormito molte notti vicino a chi amo. Non sono mai così sicura e così certa e così fiduciosa rispetto alla scelta delle persone, perché sai che sono un disastro e quando mi innamoro non capisco più nulla, però, insomma, insieme a lui dormo bene, e questo forse è un segno. O forse no, ma è comunque una cosa bella, e tant’è.

Tuo marito ha passato l’inverno senza ammalarsi, e questa è stata una benedizione enorme. Continua a essere l’uomo che hai permesso diventasse, e non sono sicura che tu abbia fatto un buon lavoro, credimi. Ma tu veglia su di lui, perché ne ha bisogno. E anche io ho bisogno che lui stia bene.

Pensavo, l’altra sera, che tra pochissimo saranno più gli anni che ho passato senza di te che quelli che ho passato con te, e che dire “mia madre è morta vent’anni fa” mi impressiona tantissimo. Una parte di me è rimasta lì, lo so, e non riesce a uscire dalla stanza in cui mi hai lasciato. Ma il resto di me, invece, ha fatto un sacco di cose, e nemmeno tutte cose venute male. Resta, però, che i miei ricordi si stanno disperdendo, come è normale che sia, e a volte ho paura di essermene inventata tanti, per non restare senza. 

E insomma, se ti va, ogni tanto vienimi a trovare. 

E buon (non) compleanno, mamma. 

Io scelgo te

io scelgo te anche se non sei perfetto.

Io scelgo te quando sei stanco e hai la schiena a pezzi e parli solo tu e ti lamenti che ti mancano i saloni doppi.

Io scelgo te anche se non mi conviene, anche se ci sono molte persone (ci sono molte persone) che mi dicono che finirà male, che dovrei salvaguardarmi.

Io scelgo te ogni giorno quando mi sveglio e penso che anche se non ci vedremo per un sacco di tempo comunque vale la pena continuare a provare a stare con te perché stare con te è bello.

Io scelgo te contro ogni logica, contro ogni sospetto, contro ognuna delle cose che mi vengono dette per convincermi che dovrei lasciar perdere.

Perché sono testarda. O perché sono innamorata. O entrambe le cose.

Recuperare il timone

Ieri sera mentre andavo discretamente alla deriva improvvisamente mi hai fatto la domanda giusta. Che è come sto oggi, non come starò domani.

E io mi sono scoperta che è un periodo in cui scambio il benessere di oggi con la frustrazione di un domani così fumoso che mi ci perdo, e non mi godo l’oggi, pensando che non potrò averne ancora.

Poi, appunto, sono le domande che fanno la differenza.

Così, ed è lunedì, ed essendo lunedì è il giorno giusto per cominciare qualunque cosa, si ricomincia a pensare i pensieri giusti, che sono tutti pensieri di oggi, di ora, di istanti, anche, al limite.

Pensieri di progetti un passo alla volta, progetti quantificabili, progetti che posso non controllare io, ma su cui posso decidere io.

Il resto lo metto in mano allo Spirito, che sa meglio di me quello di cui necessito, sempre. Il resto lo lascio nel posto in cui è e smetto di affacciarmi per vedere se per caso si sta avvicinando, perché ha poco senso, se per controllare se si avvicina io mi allontano da me e dalla mia gioia.

(Ecco perché ho problemi con il futuro, Tu. Perché appena lo penso prende il controllo del mio cervello. Ma per fortuna mi hai fatto ricordare che sono capace di essere la donna del presente, ed è quello che intendo essere oggi. E oggi. E oggi. E oggi.)

Così 

Per esempio, io a un certo punto ho cominciato a pensare che diventare grandi significhi tra le altre cose imparare a giocare con i giocattoli rotti.

O, in alternativa, provare ad aggiustarli.

E se lo dico io, che è un sacco di mesi che sono qui che provo a sistemare il mio giochino, perché è così bello che ho deciso che me lo tengo anche crepato e poco lucido, ecco, forse è vero.

O forse no, ed è più saggio prendere un’altra strada. Chi lo sa.