lacasadelsole

Just another WordPress.com site

Categoria: Uncategorized

È tanto che non scrivo perché la vita mi morde i calcagni e non mi dà tempo se non per scappare in avanti.

Mi manca, ma sono viva.

Quindi bene.

Annunci

1 settembre (parte ennesima)

Buon (non) compleanno.

Citazione sempreverde

La verità è che non gli piaci abbastanza.

Questioni d’età

La sensazione è che ogni anno diventi tutto più difficile.

Dei viaggi e dei rientri

Mi piace andare lontano, in posti in cui non sento parlare italiano e imparo invece parole nuove, con suoni non familiari, odori e sapori mai provati, paesaggi mai visti.Mi piace l’isolamento che solo le isole sanno darmi, quel senso di fuggire da tutto, di essere ben al di là dalle mani che provano ad afferrarmi, di sentirmi finita come la terra intorno.

Mi piace la terra dei vulcani, che si sente che è più potente di noi, anche se costruiamo dei ponti e delle strade, bellissime.

Mi piacciono gli aerei, che ci permettono di andare lontano in poco tempo e di vedere il mondo, di uscire dal nostro piccolo villaggio in cui ci chiudiamo per sentirci a nostro agio.

Mi piacciono le navi che sfidano i mari in tempesta, perché mi fanno ricordare il coraggio di quelli che partivano con navi di legno spinti dal desiderio di vedere cosa ci fosse al di là.

Ecco, mi piace scoprire cosa c’è al di là: al di là della mia piccola vita, delle cose che do per scontato, delle abitudini che mi sono costruita per avere un vita confortevole come il mio paio di jeans preferiti.

Viaggiare è per me andare al di là: non andare in vacanza, ma fare un viaggio dentro di me, scoprire cose nuove, nuovi sorrisi, nuove rughe, nuovi gesti.

Portare una di queste cose nuove a casa, per far sì che il viaggio non sia stato vano.

Tornare è una ferita.

È tornare piccoli dopo essere stati grandi per un istante.
Tornare è casa.

E trovare una casa che mi riempia il cuore non è mai stato facile.

Ci sono un sacco di cose nella mia vita che non sono più perfette. 

Nonostante questo, è ancora meglio averle piuttosto che non averle. 

Anche oggi ho illuminato un pezzo della mia vita e ho guardato in un angolo buio, che adesso grazie a oggi non è più completamente buio. 

Questo 2017, se dovessi scommettere, direi che finisce con una grande rivoluzione.

PS: devo sempre ricordare che è importante raccontarsi con le parole giuste, per stare bene.  

Riflessioni odierne

Riflessione sull’età adulta (astenersi perditempo).
Si diventa adulti quando scopri che sei tu quello che abbracci invece di essere quello che si fa abbracciare: io sono diventata adulta così tutto insieme vent’anni fa e non ho più ricevuto l’abbraccio che mi ha fatto pensare “ok, non devo più pensarci io, tutto andrà bene”. 

È vent’anni che ci penso io. Va bene così, ma sul libretto delle istruzioni doveva esserci scritto che era una fregatura, e invece quell’effetto collaterale non è segnalato.
Si diventa adulti quando scopri che ogni cosa ha un prezzo, e che difficilmente ci sono situazioni in cui puoi trovare il modo di far andare bene tutto. 

Quando le scelte hanno un prezzo devi scegliere quale pagare; e pagarlo.

Corollario: nessuno ti dice mai qual è la soluzione migliore per te, o per tutti, perché ehi! l’adulto sei tu.
Si diventa adulti quando invece di fare grandi proclami di amore affetto amicizia e compagnia cantante, fai le cose d’amore, di affetto e di amicizia e compagnia cantante; anche quando le fai bestemmiando.
Si diventa adulti quando non ti aspetti niente e se vuoi qualcosa te lo vai a prendere, invece di chiederlo a qualcuno.

Quando paghi di tasca tua, non solo le bollette, le assicurazioni, la spesa, i viaggi, ma anche il peso delle cose che vorresti fare e non puoi fare, o di quelle che fai con tanta fatica.
Ora, io non dico che sia brutto, ma a volte “sono un po’ stanchina” (cit.)

Quando al 2017 ho chiesto di portarmi dei cambiamenti, ho dimenticato di specificare positivi

Cretina che sono. 

Le cose che mi commuovono, puntata ennesima

Hanno iniziato Cristina e Burke, non sposandosi, ormai, che ne so, saranno dieci anni fa. Io ero a casa, un pomeriggio che ero malata, con la stagione scaricata su un PC portatile piccolissimo e scrauso ed ero tutta contenta che Cristina si sposasse (perché il mio eroe era Cristina non Meredith la lagna) con Burke, e lui non si presenta al matrimonio.

E lì, io che non piango mai, o comunque poco, mi ricordo che cominciai a piangere e disperarmi perché in quel momento Burke stava abbandonando me, e lo stava facendo con una scusa orribile, che pure poteva sembrare valida. Per dire che gli stronzi sanno sempre come fare, anche.

Negli anni ho poi scoperto che piango per tutti i servizi sui vigili del fuoco che salvano persone dalle macerie e quando li hanno salvati gli dicono bravo, come se non fossero loro, quelli bravi ad averli salvati.

E piango per le nonnine che dicono cose sagge alla TV e soprattutto per quella signora anziana, di cui si sentiva la telefonata che diceva che lei voleva spedire i tortellini ai Vigili del fuoco, perché loro stavano salvando delle vite ed era domenica e la domenica vanno mangiati i tortellini.

E piango per i video di una TV Danese che fa esperimenti sociali raggruppando le persone con criteri diversi da quelli che usiamo di solito e così le persone scoprono che quelli diversi da loro hanno delle cose in comune con loro anche più importanti di ciò che li definisce diversi.

E, infine, piango alla fine della sesta serie di Gilmore Girls, quando Lorelai dà un ultimatum a Luke e lui dice che le ha solo chiesto di aspettare, e lei dice “I have been waiting for months. Now or never”. E lui tace.

E piango soprattutto quando il giorno dopo lui va da lei e le dice che ha ragione e che possono scappare e stare insieme tutta la vita, e lei ha già aspettato troppo, perché esiste un troppo, anche mentre stai aspettando, e in ogni puntata della sesta stagione si vede Lorelai che diventa sempre un pochino più triste mentre lo aspetta, e lo guarda e gli dice “No. I’m over”.

Che è una frase corta corta che nella mia testa suona come il game over dei videogiochi di quando i videogiochi andavano con le 200 lire e quella cazzo di rana cadeva dal tronco ed erano le ultime 200 lire e non ne avevi altre e dovevi smettere di giocare.

È sempre così incredibile, che una frase corta così possa farti piangere così tanto.